Pensieri
In questa stanza raccolgo i frammenti: riflessioni, avvisi, immagini; tutto ciò che non trova spazio nelle altre sezioni ma mi va ugualmente di condividere
Strumenti reali e virtuali nel mio processo di composizione musicale
Un buon modo di inaugurare questa sezione del sito, che mi sono riservato per qualunque tipo di contenuti – avvisi, riflessioni, poesie, ecc. – mi sembra possa essere un chiarimento sul mio modo di comporre e realizzare musica, soprattutto per quanto riguarda l’uso dell’elettronica e del digitale.
Nelle brevi note biografiche, inserite nella pagina Chi sono, ho affermato molto sinteticamente che: “le possibilità offerte dall’evoluzione delle tecnologie digitali mi consentono di comporre oltre i confini di genere, integrando gli strumenti reali, che suono, quelli virtuali e i suoni campionati.” Penso possa quindi essere utile, per chi volesse approfondire questo concetto, dare qualche ulteriore dettaglio, soprattutto per chi, da semplice ascoltatore, non è avvezzo alla terminologia tecnologico-musicale.
Inizierei pertanto con una rapida descrizione delle tecnologie che si possono usare nella musica attuale, per illustrare poi il mio approccio nei loro confronti.
Strumenti tradizionali ed elettronici
Un compositore contemporaneo può creare musica – melodie, armonie, ritmi, perfino “rumori” – mediante strumenti tradizionali, fisici, come chitarre, flauti, tamburi ecc., trasferirla successivamente su un supporto elettronico (dischi in vinile, CD, file audio, streaming) per poterla diffondere al di là dello spazio fisico, momentaneo e irripetibile, del “concerto” dal vivo; ma può anche produrre suoni che nascono già in forma elettronica. Li suddividerei, in questo secondo caso, in due categorie principali: quelli generati per produrre suoni diversi da quelli ottenibili con gli strumenti tradizionali e quelli che invece vogliono emulare il suono di questi ultimi.
Possiamo definire genericamente Sintetizzatori (Synth) gli strumenti del primo tipo. Originariamente occupavano uno spazio fisico, come gli strumenti tradizionali, e quasi sempre erano costituiti da una tastiera (simile a quella del pianoforte) collegata a dei circuiti elettronici; questi strumenti consentono di generare suoni di ogni tipo: rumori, melodie inusuali, suoni della natura (come tuoni o onde del mare). Hanno iniziato a diffondersi all’inizio degli anni Settanta principalmente in contesti rock o di musica colta sperimentale.
Attualmente, col termine Synth ci si riferisce quasi sempre a dei programmi per computer che a volte vogliono emulare i sintetizzatori storici, ma più spesso si propongono di generare suoni originali o imitano il suono degli strumenti tradizionali. In quest’ultimo caso, ovviamente, tende a sfumare la differenza tra sintetizzatori e i dispositivi del secondo tipo – in primo luogo le Librerie di suoni (o campionamenti) e i VSTi (Virtual Studio Technology instruments) – che si propongono esplicitamente di riprodurre in modo verosimile il suono degli strumenti musicali propriamente detti.
Le Librerie di suoni sono essenzialmente delle raccolte ottenute registrando in digitale degli strumenti reali. Ad esempio, si può chiedere a un'orchestra, a volte perfino prestigiosa, di far suonare alla sezione dei violini tutte le note che la fisiologia dello strumento consente di emettere. Registrandole una per una, si ottiene così una raccolta di note che, tramite un apposito software lettore, possono essere assegnate alla melodia che il compositore intende realizzare. Lo stesso procedimento si può applicare alle altre sezioni orchestrali e agli strumenti solisti: tromba, clarinetto, violino ecc.
I VSTi sono invece veri e propri programmi per computer dotati di un'interfaccia grafica con manopole, effetti integrati (riverbero, filtri) e algoritmi complessi per produrre i suoni. Possono farlo sia attraverso formule matematiche – e in questo si avvicinano ai synth – sia appoggiandosi a suoni reali campionati, ma con possibilità molto maggiori di controllo (timbro, attacco, rilascio, ecc.).
Limitandosi a questi tre elementi (strumenti reali, librerie di campioni e VSTi), il processo creativo del compositore contemporaneo non si differenzia sostanzialmente da quello del compositore tradizionale; ha semplicemente più fonti a cui attingere per dare voce alla sua idea scritta sullo spartito. In questo modo può provare, ad esempio, l’effetto sonoro di una sua composizione sinfonica pur non avendo a disposizione (per i costi, la distanza, ecc.) una vera orchestra. Può rilevare e correggere degli squilibri sonori che dallo spartito non erano emersi o può decidere di diffondere la sua musica in formato elettronico per farla conoscere, magari per poterla far eseguire un domani da un'orchestra o da solisti in carne ed ossa. È un po’ la stessa situazione in cui si trova un pittore che può espandere la sua tavolozza utilizzando non solo i pigmenti naturali, ma anche i colori acrilici o perfino una tavoletta grafica collegata al PC.
In realtà, da alcuni anni chi produce musica dispone anche di altri strumenti di generazione sonora che alterano notevolmente – e in qualche caso stravolgono – il processo creativo. Senza entrare troppo nello specifico, possiamo accennare ai loop e all’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA).
I loop sono sequenze di accordi, brevi melodie o basi ritmiche pre-registrate che possono essere copiati da librerie e incollate nella propria traccia musicale all’interno di un apposito programma. Gran parte delle basi su cui improvvisano i rapper, molti brani da discoteca o alcuni tipi di musica ambient vengono prodotti così da diversi anni. In questo caso, al “compositore” (che sarebbe forse più giusto definire “produttore”) non è richiesta una competenza musicale teorica evoluta. Tornando alla metafora della pittura, potremmo dire che queste composizioni sono dei collage in cui l’artista non deve saper utilizzare il pennello con raffinata destrezza, ma deve solo saper accostare con gusto elementi presi altrove.
Con la diffusione recentissima dell’IA generativa, infine, il processo di composizione si dissolve quasi completamente. In questo caso, infatti, l’algoritmo può “creare” quasi in autonomia l’intera composizione. Basterà indicare in forma testuale ciò che si immagina di ottenere; ad esempio: “realizza una canzone in tonalità di do, con un testo che parli di un incontro in riva al mare, con un'intro di pianoforte, due strofe e un ritornello accompagnato da violini e sottofondo di gabbiani” e nel giro di pochi secondi si otterrà il brano completo. Forzando la nostra metafora, potremmo assimilare questa modalità all’arte concettuale: si esprime a parole un’idea che si può rappresentare anche con un oggetto o con una tela completamente bianca. In realtà esistono anche modi meno radicali e più creativi di utilizzare l'IA nel processo compositivo, per esempio chiedendo di semplificare una sequenza armonica farraginosa o affidandole la scrittura di un assolo nello stile di un chitarrista famoso. Nondimeno, già oggi esistono cantanti virtuali che diffondono canzoni altrettanto virtuali con grande successo sui canali di streaming.
Il mio processo creativo
Nel mio caso, come in quello di moltissimi altri autori contemporanei, la prima parte del processo che porta alla realizzazione di un brano musicale è assolutamente sovrapponibile a quella di un compositore di uno o due secoli fa: si parte da un’idea – che può nascere da una riflessione teorica, da una suggestione melodica o da una improvvisazione sullo strumento – e, man mano che si sviluppa, viene riportata su uno spartito. L’unica differenza è nella tecnologia utilizzata: un software di notazione musicale invece di carta e penna; il risultato però, a parte il supporto digitale, è esattamente lo stesso: note scritte su dei pentagrammi.
Da questo punto in poi il processo si differenzia. Il compositore tradizionale può dare voce alla sua composizione eseguendola personalmente sul proprio strumento o affidandola a degli esecutori in concerto. Ai nostri giorni, invece, le possibilità di realizzazione sono molto più ampie. Attraverso un computer e degli appositi software è possibile dare voce alla partitura creata anche se non si ha la possibilità di impiegare altri strumentisti o se si vogliono utilizzare suoni di fatto inesistenti nella realtà fisica.
Ovviamente l’esecuzione digitale non avrà il pathos di un’esibizione reale dal vivo – anche se ormai l'evoluzione tecnologica permette di realizzare intere colonne sonore cinematografiche in questo modo – nondimeno l’autore ha la possibilità di prevedere la resa finale del proprio lavoro già durante la scrittura stessa e, successivamente, può diffonderlo attraverso i canali digitali. Inoltre, la possibilità di utilizzare tutti gli strumenti tradizionali e sintetici consente di estendere la propria “tavolozza” e applicarsi in generi che altrimenti gli sarebbero preclusi. A questo mi riferivo nelle note biografiche con l’espressione “comporre oltre i confini di genere”.
Il mio processo creativo si può riassumere, in estrema sintesi, nei seguenti passaggi fondamentali:
- Scrittura dello spartito tradizionale mediante un software di notazione.
- Esportazione dello spartito in un formato (MIDI) leggibile dagli strumenti virtuali.
- Creazione, applicazione di effetti e mixaggio delle tracce audio (WAV, MP3, ecc.) per tradurle nei suoni definitivi.
Ho voluto specificare questi passaggi perché voglio chiarire che non uso loop di accordi o note predefiniti e non uso IA in fase creativa, ma solo, eventualmente, come supporto al lavoro tecnico di raffinazione del suono e mixaggio.
L’elettronica svolge per me un ruolo – importantissimo – di supporto tecnico e di espansione delle possibilità creative, ma a parte questo, mi sento e agisco a tutti gli effetti come un compositore “tradizionale”.